Incapaci di raccontare

By Massimiliano

Dal 9 settembre ad oggi ho letto i principali quotidiani ed i commenti sul V-day e sono arrivato ad una semplice conclusione: non hanno capito un bel niente e non si sono neanche sforzati di farlo.

Hanno usato parole come “qualunquismo”, “populismo”, “antipolitica” per descrivere una giornata di democrazia, di libertà, di vera politica, quella con la P maiuscola.
L’ultimo commento in ordine di tempo, e forse il più sprezzante, è stato quello di Eugenio Scalfari sulle colonne di Repubblica.
Leggendo il suo editoriale ho capito qual è la differenza che passa tra vivere un evento (organizzarlo) e limitarsi a descriverlo stando seduti sulla propria poltrona. Noi che l’abbiamo organizzato e vissuto non ci riconosciamo assolutamente nello scritto di Scalfari e respingiamo il qualunquismo, quello si, che ne emerge.

Ironia della sorte, proprio le parole di Grossmann citate a sproposito da Scalfari, smentiscono le sue affermazioni: “Ci rendiamo conto che gran parte di essi (i mass media) trasformano i loro utenti in massa?” E’ proprio quello che hanno tentato di fare fino ad oggi questi editorialisti, hanno voluto trasformarci in massa, hanno voluto rappresentarci come una massa indistinta di pecore che seguono un pastore esaltato (che a quanto pare sarebbe Grillo).
L’hanno fatto non in malafede ma semplicemente perché non riescono più a leggere la realtà. Perché sono prigionieri delle ideologie.

Leggendo l’editoriale di Scalfari mi è sembrato di leggere un articolo degli anni ‘80 e forse è proprio lì che questo Paese si è fermato, ed esattamente al 1989.
In quell’anno è crollato un muro e con esso le ideologie che lo tenevano in piedi ma in Italia sembra non essersene accorto nessuno, a parte te.

Le ideologie hanno immobilizzato, nel recente passato, la vita economica, sociale e culturale dell’intero pianeta. Abbracciare un’ideologia significa affidarsi ai pregiudizi. Il pregiudizio è utile perché rafforza le convinzioni di chi ne fa uso, rendendole inconfutabili e inattaccabili e consentendo di risparmiare tempo, ma costringe il pensiero all’interno di un sistema di idee rigidamente strutturato. Un’ideologia è una rappresentazione del mondo impermeabile al confronto. Un’avarizia del pensiero. E’ quest’atteggiamento che conduce alla dittatura, caro Scalfari, e non quello di Grillo.

Come si fa ad affermare nel 2007 che: “la modernità porta con sé questo virus micidiale: la riduzione dell’individuo a massa, materiale malleabile e plasmabile, materia per mani forti e dure. La massa riporta gli adulti all’infanzia e alla sua plasmabilità. Alla sua manipolazione. Questo – in mezzo a molte virtù innovative – è il delitto della modernità, il virus dal quale bisogna guardarsi e contro il quale bisogna mobilitare tutti gli anticorpi di cui disponiamo.” Questo ragionamento poteva essere valido negli anni ‘80 non nel Terzo Millennio. Oggi il potere appartiene ai singoli non alle masse. Si tende alla personalizzazione non alla massificazione.
Non viviamo più, infatti, nella modernità ma in quella che la sociologia contemporanea definisce post-modernità, caratterizzata da tre grandi trasformazioni in continuo divenire che riguardano la tecnologia, le istituzioni e i valori.

La tecnologia ci ha reso più liberi, ci ha consentito di connetterci con altre persone più facilmente ma soprattutto di avere accesso alle informazioni, quelle vere. E questo mette in difficoltà le “autorità” tradizionali. Gli studenti sfidano i professori, i cittadini sfidano le istituzioni, i figli sfidano i genitori, i consumatori sfidano le aziende. La conoscenza rende liberi e soprattutto consapevoli delle proprie possibilità.

I nuovi media demoliscono confini di ogni tipo e poiché l’autorità, tradizionalmente, è sempre stata esercitata all’interno di confini geograficamente e ideologicamente stabiliti, si può comprendere, come le nuove tecnologie operino nella direzione di stabilire nuovi equilibri di potere, ridefinendo quelli esistenti. In particolare, i nuovi media sottraggono potere alle autorità centrali per distribuirlo a quelle periferiche, più piccole e più numerose. Da qui la nascita di nuove forme di aggregazione, come la nostra, non più basate su confini geografici o sui valori tradizionali ma sulla conoscenza.

Secondo un certo tipo di sociologia, stiamo vivendo una trasformazione epocale, altrettanto profonda di quella che portò dal Medio Evo al Rinascimento. Ma in pochi se ne sono accorti.
Il progresso doveva renderci più liberi e così è avvenuto, ma questa libertà adesso fa paura. Siamo condannati alla libertà di scelta e questo significa maggiore responsabilità ma anche capacità di gestione dell’imprevedibile. Il destino è nelle nostre mani e dipende solo da noi.
Non abbiate paura cari editorialisti non è più tempo di rivoluzioni violente e sterili, questo è il tempo delle rivoluzioni silenziose e costruttive, delle rivoluzioni positive. Abbiamo le idee, abbiamo i talenti, abbiamo le risorse umane, economiche e professionali per farlo.
La più grande rivoluzione degli ultimi 30 anni è stata Internet. Ed è stata una rivoluzione lenta, silenziosa ed allo stesso tempo dirompente ma soprattutto non annunciata. Internet ha stravolto il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare senza che ce ne accorgessimo.
Negli anni ‘80 quando si parlava del 2000 si pensava che sarebbe stato un futuro fatto di astronavi, extraterrestri e fantascienza. Nulla di ciò che era stato pronosticato si è avverato. Il futuro ha disatteso le aspettative e mentre noi avevamo lo sguardo rivolto verso il futuro il presente cambiava senza che ce ne accorgessimo.

Grillo ha il merito di aver compreso i cambiamenti prima degli altri. I politici e i giornalisti chiusi nelle loro stanze impermeabili al mondo ci guardano, invece, come se fossimo degli extraterrestri. E con una punta di disprezzo. Loro sono i professionisti, gli esperti, cosa ne possiamo capire noi?

Ma non hanno ancora compreso che nell’era post-moderna non esistono gli esperti perché quello che si sa oggi domani potrebbe non essere più valido, e l’errore di valutazione di Scalfari ce lo dimostra chiaramente. Esistono invece gli appassionati, peccato però che non ricoprano sovente ruoli strategici.
Grillo ha proprio ragione, c’è bisogno di organizzare un V-day sul tema dell’informazione, malata forse più della politica, incapace di leggere in anticipo i cambiamenti ma soprattutto di raccontarli.

Una Risposta a “Incapaci di raccontare”

  1. grax Dice:

    scalfari prima e curzio maltese poi, hanno dato prova di chiusura mentale, arroganza.

    sanno bene di far parte di quella classe dirigente tanto contestata in questi giorni

    perké aspettare un grillo contestatore oggi? cosa han fatto negli ultimi anni? erano forse cieki od idioti per non essersi accorto ke il paese andava in rvina? non han forse tradito il rapporto di fiducia con i loro lettori?

    Grillo critica perké c’é da criticare!

    cominciare ad urlare ed ha fomentare la rabbia é la sola speranza ke abbiamo noi giovani di –iniziare– il processo di cambiamento del paese.

    senza grillo e le sue strilla, qual’é l’alternativa? il-NULLA!!! ecco l’alternativa … poi per ki? per noi altri idioti figli di nessuno e non certo per il filgio di Prodi (professore universitario), il filgio di andreatta (professore universitario), il nipote di letta (dirigente politico), il filgio di spadolini (professore universitario)

    in italia ci sono i figli-di-grad-omini (loro) ed i figli-della-puttana (noi altri)

    il tempo passa e loro lavorano, fan carriera, vivono, si sposano e noi … invekiamo mentre i loro padri ci spiegano ke la colpa é “dell’altro”, della congiuntura sfavorevole, ke ci vuol tempo, ke la situazione inizia a migliorare, ke bisogna pensare positivo quando ci sono loro al potere per poi accorgersi del degradamento dell’economia e delle porspettive quando al potere ci sono “quegli altri”

    scalfari scrive di tutto, capisce tutto lui, anke di finanza (ci spiega la crisi dei subprime, lamentadonsi quasi ke Greespan non lo abbia ascoltato a tempo debito), di sociologia classificando il movimento di grillo come becero populismo, fenomeno temporaneo (lo vedremo), mostro senza ne testa ne coda … e finanke di aereonautica, quando ci porta come esempio (a noi poveri idioti mortali) della situazione italiana l’aereo ke vola a bassa quota

    scalfari=tuttologo … ma vekio! questo non glielo ha spiegato nessuno!

    scalfari stai in pensione allora vai a giocar bocce invece di scrivere di un paese ke ti ha dato tanto e certamente troppo!!

    come mai di grillo, del libro la casta e gomorra si parla molto e bene anke all’estero di te non si conosce neanke l’esistenza fatti cinque mentri oltre confine??

    grillo é appoggiato da oltre MEZZO-MILIONE di italiani –dati alla mano–, non kiakere o sondaggi
    non siamo tutti tossici e fannulloni oppure idioti
    ci rispetti!!

    GRAX
    PS: tra le sue proposte, grillo avrebbe dovuto introdurre anke il limite di età per far politica … “via i pannoloni dal parlamento!”

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