Perchè di là dal ponte?

By Massimiliano

Dicono che costruiranno un ponte. Lo dicono da molti anni, hanno anche presentato un progetto molto dettagliato in merito. Dicono che sarà un’opera unica nel suo genere che collegherà due terre separate naturalmente. Dicono che potrebbe creare circa 7000 nuovi posti di lavoro, dicono che potrà dare un contributo decisivo allo sviluppo economico di Calabria e Sicilia e del Meridione in generale. Dicono che resisterà a qualsiasi evento climatico, alla criminalità organizzata e persino allo scetticismo. Dicono.

A pensarci bene hanno ragione, c’è proprio bisogno di costruire un ponte in questo lembo di terra. Ma non un ponte qualsiasi, c’è bisogno di costruirne uno speciale. Così speciale che non ci dovrà essere bisogno di cemento armato o di chissà quali innovativi materiali per costruirlo. Non sarà necessario deturpare uno dei paesaggi più belli d’Europa.

Un ponte in grado di creare molti più posti di lavoro di quelli sperati, di generare uno sviluppo economico mai visto prima, in grado di resistere al tempo, alla criminalità organizzata ed allo scetticismo e di preservare un territorio che ha, nella sua bellezza, la sua principale ricchezza.

Probabilmente ne servirà più di uno. Perché non dovrà servire a collegare semplicemente due terre ma dovrà unire ogni singolo abitante di ogni singola regione del Meridione e forse anche d’Italia.

E’ un progetto molto difficile da portare a termine, un’impresa ciclopica, forse l’impresa del Millennio. Perché nessuno finora c’è riuscito.

Viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni, sono crollati tutti i punti di riferimento che avevamo, sembriamo poveri di idee, di motivazioni e di fiducia verso il futuro, sembriamo aver smarrito i valori, le ragioni, gli obiettivi, gli scopi.

Questo blog è un contributo che arriva in un momento difficile, in cui non si possiede più la capacità di scegliere e forse neanche la voglia, perché quando si finisce per credere a tutto poi non si crede più a niente.
E’ un atto di responsabilità e di follia, è un gesto d’amore e d’odio, di gelosia ma anche di distacco, è un onere ed un onore, è un tentativo di indicare una strada da seguire ma anche da abbandonare quando appare necessario.

L’Italia può farcela solo se il suo Sud riaccende i motori.
Questo Sud che non sembra più capace di sognare, sembra essersi spento definitivamente. Eppure basta guardarsi intorno, leggere, informarsi per scoprire che molte idee viaggiano per il mondo in attesa di trovare applicazione e che si sposerebbero perfettamente con lo stile di vita delle popolazioni mediterranee.

Il Sud può indicare la nuova direzione da seguire perché il Nord, che fino ad oggi ha retto le redini del gioco, ne ha perso il controllo trascinando con sé chi, per troppo tempo, è rimasto a guardare. Ognuno è artefice del proprio destino, pertanto tocca ai singoli individui fare la propria parte, invece che sottrarsi alle proprie responsabilità come è avvenuto fino ad oggi. Se la storia non la facciamo noi la farà qualcun’altro e non sarà particolarmente attento e sensibile ai nostri bisogni ed alle nostre aspettative.

Il Sud deve indicare la nuova direzione perchè è in debito, lo deve al resto del Paese. Decenni di assistenzialismo non hanno prodotto altro che assistenzialismo. Le popolazioni del Sud sono state allevate come gli animali in cattività. Non sono più in grado di procurarsi il cibo da soli. Se lo facessero rischierebbero di soccombere. Ai proprietari dello zoo interessa continuare a fare affari e il prerequisito perchè ciò avvenga è quello di continuare a tenere gli animali in cattività. Se li liberassero, lo zoo chiuderebbe, il business finirebbe, la carriera sarebbe compromessa per sempre.

Eppure gli animali così come le persone sono nati per essere liberi, per autodeterminarsi.

Il Sud può proporre un nuovo modello di vita non in contrapposizione con quello delle regioni più industrializzate ma in grado di porsi in un rapporto dialettico e di confronto volto ad ottenere migliori risultati per tutti e non solo per una parte del Paese come è avvenuto fino ad oggi.

Ecco perché c’è bisogno di costruire un ponte, un ponte metaforico che abbia un duplice obiettivo. Da un lato dovrà servire ad unire le genti, perché è nell’unione di intenti e di cervelli che si genera la forza necessaria per raggiungere obiettivi comuni; dall’altro servirà per essere attraversato, per andare oltre, per raggiungere altre mete e altri traguardi. Ci si dovrà servire di questo ponte per raggiungere nel più breve tempo possibile l’altra sponda, quella che consente di approdare ad una nuova realtà, ad una nuova mentalità, di lasciarsi una volta per tutte il passato alle spalle e vivere finalmente il presente da attori protagonisti e non da spettatori passivi.

L’obiettivo, infatti, è arrivare di là dal ponte.

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