Pino Masciari Day

Ottobre 15, 2007 by Massimiliano

Domenica 28 ottobre a Catanzaro presso il Villaggio Guglielmo di Copanello di Stalettì (CZ), “gli Amici di Pino Masciari” hanno deciso di dedicare una giornata a Pino Masciari e alla sua famiglia in occasione dell’anniversario dei 10 anni di esilio ed allontanamento dalla sua terra a seguito della volontà di denunciare il sistema mafioso che lo rendeva vittima.

Pino Masciari, limpido imprenditore calabrese ha avuto la forza e la moralità di denunciare il racket della criminalità organizzata affidandosi alle leggi dello Stato e diventando cardine centrale di principali processi contro la ‘ndrangheta e le istituzioni corrotte.
Il 17 ottobre 1997 Pino Masciari, sua moglie e i due figli entrano nel programma di protezione e in questi dieci anni sono stati privati innanzitutto della dignità e dei diritti elementari dovuti ad ogni cittadino.

Chiunque in questi anni ha conosciuto Pino Masciari e la sua storia non è più riuscito a esserne indifferente. Questa iniziativa è il risultato dell’elaborazione dell’indignazione che ne è scaturita.
Singoli cittadini ed esponenti di diverse realtà acolpo.ssociative si uniscono sotto un’unica definizione: “gli Amici di Pino Masciari”, così lo affiancheranno durante la giornata del 28/10 per porre pubblicamente riflessioni, proposte e richieste.

E’ intenzione della giornata dunque, unire tutte le forze vicine a Pino Masciari, tessendo una nuova Rete tra i cittadini, gli imprenditori e le personalità istituzionali, in particolare tra chi nelle Istituzioni ha operato e continua ad operare per evitare che vengano danneggiati quanti compiono la scelta di stare al servizio della legalità e dello Stato Democratico.

C’è innanzitutto un uomo e la sua famiglia e bisogna divulgare la loro storia per creare COSCIENZA, affinché un decennio di sacrificio diventi RISORSA e ne sia reso il giusto merito.
C’è un messaggio pregno di senso civico, un esempio da seguire come cittadini e come lavoratori, di lotta alla criminalità organizzata, che sarà dibattuto con altri imprenditori che vogliono ribellarsi al ricatto e all’infamia.

C’è una società civile che non vuole e non accetta vicende come quella di Pino Masciari e che vuole pertanto dialogo, approfondimento e concertazione con le Istituzioni invitate.
Sarà l’occasione per poter lavorare insieme proficuamente con rinnovate energie.

PROGRAMMA (work in progress)

h 15:00 Video Introduttivo: “Pirateria
h 15:05 Introduzione: Perchè questa giornata.
h 15:10 Video: “Dieci anni sotto protezione: l’imprenditore Pino Masciari”
h 15:30 Testimonianze: “Altri imprenditori si raccontano”
h 16.30 Intervento di Pino Masciari
h 17:00 Interventi e dibattito con Don Ciotti/Giancarlo Caselli/Nicola Gratteri
h 19.00 Spettacolo teatrale: “Legàmi” del regista Francesco Pileggi, realizzato dagli studenti del laboratorio teatrale del comune di Lamezia Terme.
h 20.00 Buffet

Invitati all’incontro:
Don Luigi Ciotti – Presidente di Libera
On. Marco Minniti – Viceministro all’Interno
On. Ettore Rosato – Sottosegretario all’Interno
On. Francesco Forgione – Presidente Commissione Antimafia
On. Giuseppe Lumia – Vicepresidente Commissione Antimafia
On. Angela Napoli – Presidente Comitato Testi Commissione Antimafia
On. Maria Grazia Laganà – Componente Commissione Antimafia
On. Mario Tassone – Vicepresidente Commissione Antimafia
Dott. Giancarlo Caselli – Procuratore Generale Piemonte e Val D’Aosta
On. Antonio Di Pietro – Ministro Infrastrutture
Prefetto Raffaele Lauro – Commissario di Governo per le iniziative antiraket e usura
On. Brunello Censore – Consigliere regionale Calabria e componente Comm. Antimafia Regionale
Dott. Antonio De Masi – Capogruppo Ds Prov Vibo Valentia
Dott. Nicola Gratteri – Sostituto Procuratore DDA di Reggio Calabria

Organizzatori:
Meetup “Amici di Beppe Grillo” di:
- Catanzaro
- Cosenza
- Crotone
- Vibo Valentia
- Reggio Calabria
- Torino

Associazioni e gruppi che finora hanno aderito:
- Hacklab Catanzaro
- Associazione Acmos
- Libera Piemonte
- Rita Atria
- Ammazzateci tutti
- Addio Pizzo
- Ezechiele 37
- Associazione Antiraket Lamezia
- May Day Calabria
- Il circolo delle libertà di Catanzaro
- Calabrialibre

Tsunami elettronico

Settembre 29, 2007 by Massimiliano

Circa un mese fa il Presidente del Consiglio, dai microfoni dei tg, incitava i ragazzi calabresi a reagire allo strapotere della n’drangheta all’indomani dei tragici fatti di Duisburg.
Io rispondevo al Presidente con una lettera aperta pubblicata sul blog di Grillo, in cui facevo notare, tra le altre cose, che i giovani calabresi ancora prima di reagire alla n’drangheta reagiscono all’ipocrisia che circonda le istituzioni quando si parla di questo tema.
Ricordavo al Presidente, infatti, che ci sono altri giovani in Calabria, come il Pubblico Ministero Luigi De Magistris, in forza a Catanzaro, che reagisce da tempo alla n’drangheta indagando sulle commistioni tra mafia e politica. Le sue inchieste “Poiseidone” e “Why Not” hanno svelato scenari inquietanti, parlano di un sistema di potere occulto quanto trasversale di cui fanno parte politici, imprenditori e magistrati sia in Calabria che in Basilicata. Tra le persone intercettate da De Magistris, leggiamo sui giornali, c’è anche il Ministro Mastella ed altri parlamentari calabresi, mentre nei tabulati telefonici appare un numero che sembra essere stato in dotazione a Romano Prodi.
Alla mia lettera-appello Prodi ovviamente non ha risposto, ha risposto invece coi fatti il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, che dopo aver inviato gli ispettori a Catanzaro ha proposto il trasferimento del magistrato. Forse De Magistris ha reagito troppo?
Dopo aver denunciato al CSM alcuni tentativi, da parte dei “poteri forti”, di sottrargli le indagini mirando a dimostrare una sua incompatibilità, De Magistris adesso si scopre destinatario di un’azione disciplinare da parte del Guardasigilli.
Questa volta la lettera non sono io a scriverla ma i Meetup di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria che contano quasi 1000 iscritti e che si sono riuniti d’urgenza a Catanzaro il 23 settembre scorso per reagire all’ennesimo atto di arroganza della casta.
Questa volta i destinatari della lettera non sono più i rappresentanti delle istituzioni, dall’azione dei quali ci sentiamo profondamente raggirati, ma il sempre più numeroso popolo del V-Day.
Qualcuno sta tentando di sottrarci, per l’ennesima volta, il diritto alla giustizia. Ma noi faremo tutto quanto è lecito per impedirlo. Vogliamo sapere da che parte stare, chi sono i buoni e chi sono i cattivi, perché non riusciamo più a distinguerli.
Abbiamo deciso, pertanto, di invitare il popolo del V-Day a provocare uno “tsunami elettronico” inondando le caselle e-mail del Ministero della Giustizia, del Consiglio Superiore della Magistratura e del Presidente della Repubblica (vanno bene anche i tradizionali telegrammi e i fax) con messaggi che esprimano tutto il nostro sdegno e la nostra indignazione verso quei rappresentanti istituzionali che continuano a tradire la nostra buona fede, smentendo puntualmente coi fatti ciò che affermano a parole, e per chiedere che De Magistris resti a Catanzaro per continuare a reagire, insieme con noi e ci auguriamo con lo Stato, alla n’drangheta.

P.S. Il sito del Ministero della Giustizia www.giustizia.it non prevede una mail dedicata alla comunicazione con il cittadino ma solo una per la stampa, il che la dice lunga riguardo la lontananza della politica dai cittadini e la “vicinanza” con il mondo dell’informazione.

Incapaci di raccontare

Settembre 15, 2007 by Massimiliano

Dal 9 settembre ad oggi ho letto i principali quotidiani ed i commenti sul V-day e sono arrivato ad una semplice conclusione: non hanno capito un bel niente e non si sono neanche sforzati di farlo.

Hanno usato parole come “qualunquismo”, “populismo”, “antipolitica” per descrivere una giornata di democrazia, di libertà, di vera politica, quella con la P maiuscola.
L’ultimo commento in ordine di tempo, e forse il più sprezzante, è stato quello di Eugenio Scalfari sulle colonne di Repubblica.
Leggendo il suo editoriale ho capito qual è la differenza che passa tra vivere un evento (organizzarlo) e limitarsi a descriverlo stando seduti sulla propria poltrona. Noi che l’abbiamo organizzato e vissuto non ci riconosciamo assolutamente nello scritto di Scalfari e respingiamo il qualunquismo, quello si, che ne emerge.

Ironia della sorte, proprio le parole di Grossmann citate a sproposito da Scalfari, smentiscono le sue affermazioni: “Ci rendiamo conto che gran parte di essi (i mass media) trasformano i loro utenti in massa?” E’ proprio quello che hanno tentato di fare fino ad oggi questi editorialisti, hanno voluto trasformarci in massa, hanno voluto rappresentarci come una massa indistinta di pecore che seguono un pastore esaltato (che a quanto pare sarebbe Grillo).
L’hanno fatto non in malafede ma semplicemente perché non riescono più a leggere la realtà. Perché sono prigionieri delle ideologie.

Leggendo l’editoriale di Scalfari mi è sembrato di leggere un articolo degli anni ‘80 e forse è proprio lì che questo Paese si è fermato, ed esattamente al 1989.
In quell’anno è crollato un muro e con esso le ideologie che lo tenevano in piedi ma in Italia sembra non essersene accorto nessuno, a parte te.

Le ideologie hanno immobilizzato, nel recente passato, la vita economica, sociale e culturale dell’intero pianeta. Abbracciare un’ideologia significa affidarsi ai pregiudizi. Il pregiudizio è utile perché rafforza le convinzioni di chi ne fa uso, rendendole inconfutabili e inattaccabili e consentendo di risparmiare tempo, ma costringe il pensiero all’interno di un sistema di idee rigidamente strutturato. Un’ideologia è una rappresentazione del mondo impermeabile al confronto. Un’avarizia del pensiero. E’ quest’atteggiamento che conduce alla dittatura, caro Scalfari, e non quello di Grillo.

Come si fa ad affermare nel 2007 che: “la modernità porta con sé questo virus micidiale: la riduzione dell’individuo a massa, materiale malleabile e plasmabile, materia per mani forti e dure. La massa riporta gli adulti all’infanzia e alla sua plasmabilità. Alla sua manipolazione. Questo – in mezzo a molte virtù innovative – è il delitto della modernità, il virus dal quale bisogna guardarsi e contro il quale bisogna mobilitare tutti gli anticorpi di cui disponiamo.” Questo ragionamento poteva essere valido negli anni ‘80 non nel Terzo Millennio. Oggi il potere appartiene ai singoli non alle masse. Si tende alla personalizzazione non alla massificazione.
Non viviamo più, infatti, nella modernità ma in quella che la sociologia contemporanea definisce post-modernità, caratterizzata da tre grandi trasformazioni in continuo divenire che riguardano la tecnologia, le istituzioni e i valori.

La tecnologia ci ha reso più liberi, ci ha consentito di connetterci con altre persone più facilmente ma soprattutto di avere accesso alle informazioni, quelle vere. E questo mette in difficoltà le “autorità” tradizionali. Gli studenti sfidano i professori, i cittadini sfidano le istituzioni, i figli sfidano i genitori, i consumatori sfidano le aziende. La conoscenza rende liberi e soprattutto consapevoli delle proprie possibilità.

I nuovi media demoliscono confini di ogni tipo e poiché l’autorità, tradizionalmente, è sempre stata esercitata all’interno di confini geograficamente e ideologicamente stabiliti, si può comprendere, come le nuove tecnologie operino nella direzione di stabilire nuovi equilibri di potere, ridefinendo quelli esistenti. In particolare, i nuovi media sottraggono potere alle autorità centrali per distribuirlo a quelle periferiche, più piccole e più numerose. Da qui la nascita di nuove forme di aggregazione, come la nostra, non più basate su confini geografici o sui valori tradizionali ma sulla conoscenza.

Secondo un certo tipo di sociologia, stiamo vivendo una trasformazione epocale, altrettanto profonda di quella che portò dal Medio Evo al Rinascimento. Ma in pochi se ne sono accorti.
Il progresso doveva renderci più liberi e così è avvenuto, ma questa libertà adesso fa paura. Siamo condannati alla libertà di scelta e questo significa maggiore responsabilità ma anche capacità di gestione dell’imprevedibile. Il destino è nelle nostre mani e dipende solo da noi.
Non abbiate paura cari editorialisti non è più tempo di rivoluzioni violente e sterili, questo è il tempo delle rivoluzioni silenziose e costruttive, delle rivoluzioni positive. Abbiamo le idee, abbiamo i talenti, abbiamo le risorse umane, economiche e professionali per farlo.
La più grande rivoluzione degli ultimi 30 anni è stata Internet. Ed è stata una rivoluzione lenta, silenziosa ed allo stesso tempo dirompente ma soprattutto non annunciata. Internet ha stravolto il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare senza che ce ne accorgessimo.
Negli anni ‘80 quando si parlava del 2000 si pensava che sarebbe stato un futuro fatto di astronavi, extraterrestri e fantascienza. Nulla di ciò che era stato pronosticato si è avverato. Il futuro ha disatteso le aspettative e mentre noi avevamo lo sguardo rivolto verso il futuro il presente cambiava senza che ce ne accorgessimo.

Grillo ha il merito di aver compreso i cambiamenti prima degli altri. I politici e i giornalisti chiusi nelle loro stanze impermeabili al mondo ci guardano, invece, come se fossimo degli extraterrestri. E con una punta di disprezzo. Loro sono i professionisti, gli esperti, cosa ne possiamo capire noi?

Ma non hanno ancora compreso che nell’era post-moderna non esistono gli esperti perché quello che si sa oggi domani potrebbe non essere più valido, e l’errore di valutazione di Scalfari ce lo dimostra chiaramente. Esistono invece gli appassionati, peccato però che non ricoprano sovente ruoli strategici.
Grillo ha proprio ragione, c’è bisogno di organizzare un V-day sul tema dell’informazione, malata forse più della politica, incapace di leggere in anticipo i cambiamenti ma soprattutto di raccontarli.

Lettera aperta dell’imprenditore Pino Masciari

Settembre 12, 2007 by Massimiliano

Lettera aperta dell’Imprenditore Pino Masciari

Sono un imprenditore edile calabrese sottoposto a programma speciale di protezione da parte del Ministero dell’Interno dal 18 ottobre 1997, unitamente a mia moglie e i miei due bambini, perché ho denunciato la criminalità organizzata la “ ’ndrangheta ” e le sue collusioni nella sfera Politica-Istituzionale. Da tali denunce sono scaturiti diversi processi e numerose condanne tra le quali anche contro qualche Magistrato . Tale scelta ha sconvolto l’esistenza di un’intera famiglia, perché siamo dovuti fuggire dalla nostra terra per salvarci la vita. Ciò mi ha portato all’esilio, alla perdita delle mie imprese di costruzioni edili e mia moglie ha dovuto rinunciare alla sua professione di medico odontoiatra.

Ebbene, dopo le intimidazioni e le minacce al Presidente dell’ANCE di Catania, Andrea Vecchio, e al Presidente della Camera di Commercio di Caltanisetta, Marco Venturi, l’Associazione degli Industriali Siciliani ha stabilito una norma che sarà inserita anche da Confindustria a livello nazionale : “ gli imprenditori che non si ribellano al racket delle estorsioni pagando il pizzo e in qualunque forma collaboreranno con la mafia saranno espulsi da Confindustria”.

Solidarietà è stata espressa dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal mondo Politico- Istituzionale.

E’ giusto! Via gli imprenditori che pagano il pizzo, via chi paga le tangenti e via anche i politici che prendono le tangenti, via ogni forma di illegalità!

Io da imprenditore mi sono ribellato denunciando all’ Autorità Giudiziaria il sistema che mi rendeva vittima, in un periodo, più di dieci anni fa, quando di ‘ndrangheta non se ne parlava o se ne parlava poco.

Sono stato ossequioso delle leggi dello Stato e mi sono affidato ad Esso e mi chiedo perché in questi lunghi anni non ho avuto sostegno e sono stato dimenticato? Io rientro nella categoria dei testimoni di giustizia, ho visto passare davanti a me diverse legislature e solo da pochi mesi ho riscontrato una certa sensibilità da parte delle Istituzioni.

Per cui chiedo al Presidente della Repubblica, Al Primo Ministro e al suo Governo, alle Associazioni di categoria, alla Società Civile, se è giusto per un imprenditore, che ha inteso fare solo il proprio dovere mettendo a rischio la vita dell’intera famiglia, ritornare ad appropriarsi della sua dignità di Cittadino Italiano e dell’esercizio della sua attività imprenditoriale; se è giusto che il rischio di vita cui è esposto diventi motivo di effettiva protezione da parte dello Stato e non limitazione alla propria libertà.

Io ho fatto la mia parte, lo Stato faccia la sua per dare risposte positive ad un padre di famiglia, imprenditore e cittadino onesto.

Lì 10 settembre 2007

www.pinomasciari.it

Perchè di là dal ponte?

Settembre 3, 2007 by Massimiliano

Dicono che costruiranno un ponte. Lo dicono da molti anni, hanno anche presentato un progetto molto dettagliato in merito. Dicono che sarà un’opera unica nel suo genere che collegherà due terre separate naturalmente. Dicono che potrebbe creare circa 7000 nuovi posti di lavoro, dicono che potrà dare un contributo decisivo allo sviluppo economico di Calabria e Sicilia e del Meridione in generale. Dicono che resisterà a qualsiasi evento climatico, alla criminalità organizzata e persino allo scetticismo. Dicono.

A pensarci bene hanno ragione, c’è proprio bisogno di costruire un ponte in questo lembo di terra. Ma non un ponte qualsiasi, c’è bisogno di costruirne uno speciale. Così speciale che non ci dovrà essere bisogno di cemento armato o di chissà quali innovativi materiali per costruirlo. Non sarà necessario deturpare uno dei paesaggi più belli d’Europa.

Un ponte in grado di creare molti più posti di lavoro di quelli sperati, di generare uno sviluppo economico mai visto prima, in grado di resistere al tempo, alla criminalità organizzata ed allo scetticismo e di preservare un territorio che ha, nella sua bellezza, la sua principale ricchezza.

Probabilmente ne servirà più di uno. Perché non dovrà servire a collegare semplicemente due terre ma dovrà unire ogni singolo abitante di ogni singola regione del Meridione e forse anche d’Italia.

E’ un progetto molto difficile da portare a termine, un’impresa ciclopica, forse l’impresa del Millennio. Perché nessuno finora c’è riuscito.

Viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni, sono crollati tutti i punti di riferimento che avevamo, sembriamo poveri di idee, di motivazioni e di fiducia verso il futuro, sembriamo aver smarrito i valori, le ragioni, gli obiettivi, gli scopi.

Questo blog è un contributo che arriva in un momento difficile, in cui non si possiede più la capacità di scegliere e forse neanche la voglia, perché quando si finisce per credere a tutto poi non si crede più a niente.
E’ un atto di responsabilità e di follia, è un gesto d’amore e d’odio, di gelosia ma anche di distacco, è un onere ed un onore, è un tentativo di indicare una strada da seguire ma anche da abbandonare quando appare necessario.

L’Italia può farcela solo se il suo Sud riaccende i motori.
Questo Sud che non sembra più capace di sognare, sembra essersi spento definitivamente. Eppure basta guardarsi intorno, leggere, informarsi per scoprire che molte idee viaggiano per il mondo in attesa di trovare applicazione e che si sposerebbero perfettamente con lo stile di vita delle popolazioni mediterranee.

Il Sud può indicare la nuova direzione da seguire perché il Nord, che fino ad oggi ha retto le redini del gioco, ne ha perso il controllo trascinando con sé chi, per troppo tempo, è rimasto a guardare. Ognuno è artefice del proprio destino, pertanto tocca ai singoli individui fare la propria parte, invece che sottrarsi alle proprie responsabilità come è avvenuto fino ad oggi. Se la storia non la facciamo noi la farà qualcun’altro e non sarà particolarmente attento e sensibile ai nostri bisogni ed alle nostre aspettative.

Il Sud deve indicare la nuova direzione perchè è in debito, lo deve al resto del Paese. Decenni di assistenzialismo non hanno prodotto altro che assistenzialismo. Le popolazioni del Sud sono state allevate come gli animali in cattività. Non sono più in grado di procurarsi il cibo da soli. Se lo facessero rischierebbero di soccombere. Ai proprietari dello zoo interessa continuare a fare affari e il prerequisito perchè ciò avvenga è quello di continuare a tenere gli animali in cattività. Se li liberassero, lo zoo chiuderebbe, il business finirebbe, la carriera sarebbe compromessa per sempre.

Eppure gli animali così come le persone sono nati per essere liberi, per autodeterminarsi.

Il Sud può proporre un nuovo modello di vita non in contrapposizione con quello delle regioni più industrializzate ma in grado di porsi in un rapporto dialettico e di confronto volto ad ottenere migliori risultati per tutti e non solo per una parte del Paese come è avvenuto fino ad oggi.

Ecco perché c’è bisogno di costruire un ponte, un ponte metaforico che abbia un duplice obiettivo. Da un lato dovrà servire ad unire le genti, perché è nell’unione di intenti e di cervelli che si genera la forza necessaria per raggiungere obiettivi comuni; dall’altro servirà per essere attraversato, per andare oltre, per raggiungere altre mete e altri traguardi. Ci si dovrà servire di questo ponte per raggiungere nel più breve tempo possibile l’altra sponda, quella che consente di approdare ad una nuova realtà, ad una nuova mentalità, di lasciarsi una volta per tutte il passato alle spalle e vivere finalmente il presente da attori protagonisti e non da spettatori passivi.

L’obiettivo, infatti, è arrivare di là dal ponte.

Piombo da esportazione

Agosto 29, 2007 by Massimiliano

Egregio sig. Presidente del Consiglio,

ho ascoltato il Suo appello lanciato attraverso i tg nazionali e rivolto ai giovani calabresi, all’indomani della strage di Duisburg, con cui li esortava a reagire alla N’drangheta. Mi sono sentito chiamato in causa, in quanto giovane e calabrese (ho 34 anni, vivo e lavoro a Catanzaro) perché i fatti di Duisburg mi hanno colpito profondamente e poi perché vorrei lanciare io due appelli: uno ai miei conterranei e un altro a Lei in qualità di capo dell’Esecutivo.
Ai calabresi vorrei dire che noi giovani siamo stufi di subire questo stato di cose e che poiché siamo assolutamente consapevoli che spetta a ciascuno di noi iniziare a dire no, iniziare a difendere questo territorio perché ci appartiene, è arrivato il momento di cambiare registro. Dobbiamo iniziare innanzitutto a percepirci come esseri umani, come cittadini e non come sudditi privi di diritti. Abbiamo il diritto di vivere in una regione civile. E’ emblematico come, ad esempio, quando si parla di turismo nella nostra regione, ci si lamenti sempre della carenze, come l’inquinamento e la disorganizzazione ma anche dei danni all’immagine causati da questi efferati omicidi, solo in funzione dei potenziali turisti come se i residenti non meritassero la stessa considerazione. Non ci lamentiamo perché non ci piace vivere in queste condizioni ma perché nell’eventualità in cui arrivassero dei turisti rischieremmo di fare una brutta figura. E noi che ci viviamo? Non abbiamo diritto di vivere in un territorio civile? Non siamo persone? Come possiamo pensare di avere rispetto per i turisti se non abbiamo rispetto per noi stessi? Una padrona di casa che ama l’ordine e la pulizia non teme di ricevere visite in casa da un momento all’altro.
Il secondo appello Presidente lo lancio a Lei, rassicurandola circa la reazione dei giovani calabresi nei confronti della N’drangheta (che c’è ed è in atto da tempo), perché questa reazione non risulti vana.
I giovani calabresi reagiscono quotidianamente alla N’drangheta nel loro piccolo. Come possono. I giovani calabresi reagiscono alla N’drangheta quando invece di elemosinare un posto di lavoro in cambio del voto emigrano altrove (scelta criticabile ma non condannabile); quando decidono di restare come ha fatto il sottoscritto e creano, insieme con altri giovani, attraverso Internet nuove reti di intelligenza sociale (beppegrillo.meetup.com/191) attraverso le quali diffondere una nuova mentalità nella nostra regione; quando scrivono, come abbiamo fatto di recente, una lettera di solidarietà a Pino Masciari, un coraggioso e onesto imprenditore calabrese dimenticato da tutti (Stato compreso) che si è rifiutato di pagare il pizzo e ha denunciato chi glielo chiedeva ed oggi vive blindato lontano dalla sua amata regione, per farlo sentire un pò meno prigioniero; quando scrivono una mail di solidarietà al sindaco di Falerna, in provincia di Catanzaro, perché per aver fatto abbattere delle case abusive sulla spiaggia del suo comune ha dovuto subire l’isolamento; quando segnalano ai sindaci, come quello di Stalettì sempre in provincia di Catanzaro, pericoli imminenti, in seguito agli incendi che hanno flagellato la nostra bella regione, e restano inascoltati; quando disertano i dibattiti, i convegni, le piazze dove a parlare sono sempre gli stessi politicanti; quando si rifiutano di votare personaggi che da oltre trent’anni siedono sugli scranni del Consiglio Regionale, che hanno contribuito in maniera determinante all’elezione Sua e del Suo Governo e che ambiscono a rappresentare “il nuovo” nel costituendo Partito Democratico; quando creano comitati perché si rifiutano di subire il neo-colonialismo in atto nella nostra regione dove basta aprire un’azienda e tenerla in vita per cinque anni per ottenere i finanziamenti e subito dopo chiudere e licenziare tutti gli assunti o dove, in cambio di una manciata di posti di lavoro, si autorizzano impianti industriali che danneggiano la salute dei residenti; quando non chiedono di usufruire di finanziamenti pubblici e vengono derisi, come è successo al sottoscritto, perché convinti che in un libero mercato compito dell’imprenditore sia quello di assumersi il rischio di investire i propri soldi e non quelli della collettività; quando ideano caparbiamente laboratori teatrali con i giovani delle scuole, come fa con grande difficoltà un mio carissimo amico a Lamezia Terme e in altri piccoli comuni limitrofi, avvicinandoli all’arte e allontanandoli dalle cattive compagnie; quando raccolgono le firme (come faremo l’8 settembre prossimo) per impedire che i condannati in via definitiva siedano in Parlamento; quando attraverso un video-denuncia (pubblicato su You Tube all’indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=hvGaltFZzb4) mettono il dito nella piaga dei mali della propria terra denunciando contemporaneamente lo sperpero di denaro pubblico che la Regione ha avallato finanziando una campagna pubblicitaria che si smentisce quotidianamente da sola. Solo per citarLe alcuni esempi di reazione.
Ma ancora prima di reagire alla N’drangheta i giovani calabresi reagiscono all’ipocrisia che circonda le istituzioni quando si parla di questo annoso tema. Ci sono, infatti, altri giovani in Calabria come il Pubblico Ministero Luigi De Magistris, in forza a Catanzaro e il suo collega Eugenio Facciolla, in forza a Paola, che stanno reagendo da tempo alla N’drangheta indagando sulle commistioni tra mafia e politica. Forse loro hanno reagito troppo. Il dott. De Magistris, infatti, ha dovuto denunciare nei giorni scorsi al CSM alcuni tentativi, da parte dei “poteri forti”, volti a sottrargli le indagini mirando a dimostrare una sua incompatibilità.
Vede signor Presidente, in un mondo come quello attuale, in cui stentiamo a riconoscere in chi ci sta intorno la buona fede, queste persone rappresentano un patrimonio da difendere. I giovani non credono più nella politica perché predica bene e razzola male, perché fino ad oggi sono rimasti sistematicamente delusi ed hanno paura di restarlo ancora una volta. I loro occhi diventano sempre meno ingenui e più critici perché molto meno disposti a sognare senza lasciarsi sfiorare dal dubbio.
Qualcuno pensa che i giovani siano un ottimo argomento per una campagna elettorale ma i giovani sanno riconoscere la sincerità perché quotidianamente riconoscono il tradimento.Il sostituto procuratore Nicola Gratteri, grande esperto di N’drangheta e grande magistrato, ha affermato nel corso di un convegno che per battere la N’drangheta basterebbe qualche modifica al codice penale e cinque anni di tempo. Ha perfettamente ragione. Cosa aspettiamo?
Presidente, lei e la sua maggioranza avete l’opportunità di ottenere con una sola mossa due risultati: sconfiggere la N’drangheta e riacquistare la fiducia dei giovani. Cosa aspetta?L’hanno sempre criticata per la sua incapacità di comunicare, dia una lezione una volta tanto ai suoi denigratori dimostrando che la migliore comunicazione avviene attraverso i gesti concreti, dando l’esempio, e non solamente a parole.” Massimiliano Capalbo, Catanzaro
maxestro@katamail.com